È il modo di concretizzare parte di un sogno:
non si tratta più di “macchinine” con cui giocare
ma di meravigliose miniature da collezione

di Antonio Caruccio

Da bambini tutti noi abbiamo giocato con le “macchinine”. Siamo affascinati dalla riproduzione in scala di quell’oggetto del desiderio (che poi sogniamo fino alla maggiore età), fantasticando sulle ginocchia di nonni e genitori su come potrebbe essere, un giorno lontano, guidarle.
Le facciamo sfrecciare su piste immaginarie, le facciamo anche emettere dei suoni: nulla di più futuristico, quel “brum, vroom” che poi, nell’era più recente e con l’introduzione dei veicoli elettrici, può diventare anche un silenzioso sibilo.
Poi, crescendo abbandoniamo il gioco ma resta, fortissima, l’attrazione verso quell’oggetto, che diviene poi uno strumento di culto. Nonostante il conseguimento della patente e la possibilità di guidare (per i più fortunati correre… rigorosamente in circuito), rimane quell’attrazione verso i modelli di auto.      È il modo di concretizzare parte di un sogno: non si tratta più di “macchinine” con cui giocare ma di pezzi d’arte, oggetti da collezione, meravigliose miniature.
Si parte dalle vetture stradali, da supercar e prototipi per arrivare alla replica delle auto da corsa, siano queste leggendarie monoposto di Formula 1 piuttosto che affascinanti Gran Turismo.

Quello della “Gran Turismo” è un concetto sontuoso quanto altisonante.
L’idea del viaggio, di calarsi all’interno di un percorso prima ancora che alla guida dei sensi, immaginando una meta, affrontandolo con la vettura dei propri sogni. E se non tutti possono permetterselo, avere un modellino con sé, magari in ufficio, in camera, in soggiorno, ci permette di poter evadere per qualche momento dalla realtà, tornando bambini, e giocare ancora con quegli affascinanti oggetti.

Il modellismo è una vera e propria arte. Lo è nell’assemblaggio, per chi decide di acquistare pacchetti di montaggio con cui costruire in scala vetture con le livree che hanno preso parte a gare storiche e iconiche quali la 24 Ore di Le Mans, Spa-Francorchamps e Daytona.
Poi ci sono i modelli completi, figli di studio, calcolo e meticolosa riproduzione di quei mostri tecnologici che solcano le piste e le strade di tutto il mondo. Marchi iconici, che permettono di accarezzare quel sogno, delle vere e proprie piccole opere d’arte, figlie di un accurato lavoro di artigianato che riproduce ogni minimo dettaglio e che acquisisce grande valore economico.

Nel nostro caso parliamo di Lamborghini, a cui l’ultimo tributo giunge da Amalgam, azienda inglese che si è specializzata ed ha acquisito conoscenze e prestigio nel corso degli ultimi anni.
Ogni modello parte dallo studio dei modelli CAD forniti dalle aziende e minuziosamente ricreati dalle accurate foto dei dettagli: 5400 ore di lavoro per perfezionare la categoria, 540 ore per creare ogni modello. Un mese e mezzo quindi è stato necessario per creare le ultime due nuove creazioni, la Lamborghini Revuelto e la Lamborghini Countach LP400.
Quest’ultima (che vediamo nelle fotografie di questo servizio) è divenuta un’icona del marchio di Sant’Agata sin dal suo primo lancio nel 1974 ed è entrata nell’immaginario collettivo con colorazioni gialle e rosse, proprio come quelle dei modelli proposti nella scala 1:8, rendendo omaggio al lavoro di progettazione di Marcello Gandini.
La Revuelto invece supera il concetto del futurismo, divenendo essa stessa il futuro di Lamborghini quale primo modello ibrido lanciato sul mercato. Nella versione da 56 centimetri di Amalgam Collection questo particolare non si può ovviamente apprezzare, ma grazie alla collaborazione con la Casa di Sant’Agata Bolognese, si può godere della esatta gamma di colori presentata dagli esemplari stradali.