Chi userà i veicoli autonomi già ora ha le idee
molto chiare su come impiegare il tempo a bordo

Secondo quanto stimato dall’Osservatorio Compass – Speciale Auto (ricerca presentata al recente Automotive Dealer Day di Verona) l’acquisto di una vettura è già nei piani di un italiano su tre e il 12% si dichiara certo di farlo entro i prossimi dodici mesi.

Tra le tendenze che destano interesse si fa spazio l’intelligenza artificiale (AI), con il 30% convinto che non dovremo attendere molto per un’esperienza di guida con tecnologie AI integrate, che nell’opinione dei dealer saranno prossime al debutto anche per segnalare automaticamente eventuali guasti direttamente al concessionario o all’officina.
Gli italiani non hanno dubbi nella preferenza tra auto nuova e usata: il 67% di chi ha acquistato di recente o acquisterà a breve sceglie il nuovo. L’usato rimane comunque una valida alternativa (26%), preso in considerazione specialmente dai più giovani e nel Mezzogiorno.
Per quanto riguarda l’alimentazione dei veicoli, l’ibrido resta stabilmente l’opzione preferita (la acquisterebbe il 68% del campione), seguita da auto a carburante tradizionale mentre resta in coda l’auto full electric, che potrebbe diventare più appetibile per 7 intervistati su 10 grazie agli incentivi statali.

Riscuotono parecchio interesse anche le innovazioni abilitate dall’intelligenza artificiale. Il 30% degli intervistati ritiene che l’impiego dell’AI nelle auto sia imminente e che porterà benefici significativi in termini di sicurezza di guida, personalizzazione delle polizze assicurative e manutenzione. I dealer si aspettano che l’AI possa essere impiegata per realizzare sistemi di segnalazione automatica dei problemi al concessionario o all’officina (28%), per realizzare sistemi di guida autonoma (23%) o per integrare nuove forme di assistenza vocale utili per la sicurezza (20%).

Va quindi sottolineato come anche gli automobilisti italiani si stiano aprendo a queste grandi innovazioni non solo con curiosità ma con grande interesse e fiducia.
D’altra parte, non si può certo negare che la guida autonoma potrà portare ad una serie di opzioni per la vita all’interno del veicolo che solo un paio di anni fa erano solo fantascienza.
Guardare un film, giocare, lavorare o sonnecchiare: le persone che useranno i veicoli autonomi in futuro hanno, già da ora, le idee molto chiare su come impiegare il tempo in attesa di giungere a destinazione.
Ma una delle conseguenze dirette e immediate di questo nuovo modo di “vivere” l’automobile è la richiesta di riprogettazione completa dell’interno del veicolo.
E tutto ciò pone le case automobilistiche (e i fornitori di componenti) di fronte a nuove sfide. Questo, in sintesi, è quanto emerge da un progetto di ricerca condotto da Bosch, denominato RUMBA, l’acronimo tedesco che indica la “realizzazione di una user-experience positiva mediante la progettazione intuitiva degli interni per le funzioni di guida autonoma”. La ricerca ha analizzato le aspettative degli utenti in merito ai veicoli autonomi, sia per quanto riguarda l’interno del veicolo sia in termini di stile di guida.

Il lavoro degli esperti aziendali e scientifici di RUMBA è stato finanziato dal Ministero Federale tedesco per gli Affari Economici e il Clima con circa 11 milioni di euro. “Le conoscenze base che abbiamo acquisito saranno il punto di partenza per la progettazione dei veicoli di nuova generazione. In futuro ciò potrebbe portare alla creazione di uno spazio completamente nuovo in cui vivere e lavorare.” ha dichiarato Michel Schulz, responsabile del progetto in Bosch.
Per esempio, le auto e i veicoli commerciali autonomi potrebbero essere convertiti in uffici, in sale di proiezione o persino in camere da letto. Per molti fornitori di servizi, i veicoli sono un segmento di mercato ancora inesplorato e per questo molto interessante.

Per tre anni e mezzo, un team di esperti, provenienti da case automobilistiche, fornitori del settore automotive e istituti scientifici, ha indagato su quali fossero le aspettative degli utenti in merito ai veicoli del futuro, che saranno in grado di coprire lunghe distanze in modo autonomo.
Tramite interviste, osservazioni e studi, i ricercatori hanno scoperto come i guidatori privati di auto e veicoli commerciali impiegherebbero il loro tempo se non fossero impegnati nella guida e potessero invece essere semplici passeggeri, portati a spasso da un’auto intelligente. Per esempio, invece di un normale volante, i veicoli potrebbero essere dotati di elementi di comando alternativi, su misura per i requisiti dell’utente durante la guida autonoma e manuale: “Abbiamo capito che la guida autonoma crea nuove possibilità per l’uso degli interni dei veicoli, – ha spiegato Schulz – la tecnologia steer-by-wire aprirebbe una serie di nuove possibilità al design dell’interno del veicolo facendo spazio a numerose funzioni e caratteristiche innovative”.
Nel settore della logistica ci si aspettano grandi cambiamenti dai veicoli commerciali autonomi senza conducente: “Il design dell’abitacolo del futuro sarà principalmente in funzione della destinazione d’uso: potrà essere ottimizzato per brevi viaggi con guida manuale, nei centri di logistica, o per il trasporto di persone da un centro di logistica all’altro” ha raccontato Schulz.

Gli esperti che hanno partecipato allo studio RUMBA hanno preso in esame una serie di richieste non facili da parte degli utenti. Per esempio, hanno studiato a lungo la rapidità di con cui una persona riesce a riprendere il comando dell’automobile dopo aver dormito e quali fattori incidono su questo scenario. Hanno rilevato anche che, quando i guidatori sono seduti in posizione rilassata e devono riprendere il comando manuale, un fattore importante per il calcolo del tempo di reazione è la distanza del guidatore dal display e dai comandi. Gli studi condotti nell’ambito di RUMBA hanno mostrato che per un gran numero di partecipanti, dopo una fase di sonno, erano sufficienti 60 secondi per reagire, tuttavia, gli studi hanno anche evidenziato deficit nella performance di guida e un peggioramento del benessere soggettivo dopo aver ripreso il controllo.
I ricercatori ne hanno dedotto che il veicolo deve ridestare l’utente con largo anticipo, per far sì che abbia il tempo sufficiente per svegliarsi, prendere coscienza e reagire. Affinché questo sia possibile serve anche una tecnologia che sia in grado di riconoscere lo stato degli occupanti, per capire se dormono o se sono vigili e pronti per mettersi al volante.

Il progetto ha esaminato anche le caratteristiche di gestione che i veicoli autonomi dovranno fornire: “È un elemento importante per garantire che guidatori e passeggeri possano sentirsi a proprio agio e al sicuro all’interno dei veicoli futuri” ha spiegato Schulz. Un veicolo che parte o frena bruscamente potrebbe provocare mal d’auto agli occupanti, rendendo meno attraenti le funzioni di guida autonoma. Con questo obiettivo, gli esperti hanno osservato da vicino gli autisti di professione, per capire quali comportamenti adottino per realizzare una guida scorrevole e accorta, quindi hanno trasferito ciò che hanno appreso ai veicoli a guida autonoma. Inoltre, hanno esaminato quali misure aggiuntive fossero efficaci per prevenire il mal d’auto.
Nel corso del progetto i ricercatori hanno analizzato anche combinazioni cromatiche, materiali e stili, la distribuzione dell’illuminazione e degli elementi di comando che potrebbero essere più adatti per la progettazione dell’interno futuro.

Una cosa che è risultata ben chiara a tutti i ricercatori, tuttavia, è che in futuro i desideri degli utenti continueranno ad essere legati alla sicurezza e ai requisiti tecnici. Per motivi di sicurezza e per lo spazio limitato disponibile, funzioni come la possibilità di girare i sedili durante la marcia, continueranno a essere una difficile sfida, anche nei veicoli di grandi dimensioni.
Complessivamente, gli esperti hanno concluso che i veicoli del futuro apriranno opportunità senza precedenti, non solo per le case automobilistiche ma anche per i fornitori di servizi, che fino ad oggi sono stati poco coinvolti.
Sintetizzando i risultati di RUMBA, Michel Schulz ha così concluso: “Il nostro progetto ha aperto la strada allo sviluppo di una grande quantità di innovazioni. Siamo certi che le informazioni che abbiamo raccolto saranno utili per realizzare le modalità in cui le persone vivranno la mobilità individuale in futuro”.