Due dei maggiori progettisti degli anni d’oro della F.1,
padri di vetture tra le più dominanti di sempre,
lanciano le loro nuove supercar…
incredibilmente simili ma totalmente diverse.

di Marco Cortesi

Una delle più grandi storie del motorsport si incrocia col presente; dentro e fuori la pista. Sono quelle occasioni, quegli allineamenti di pianeti che ogni tanto arrivano a collegare eventi, persone e, nel nostro caso, automobili.
La stagione di Formula 1 2023 ha visto una performance maiuscola della Red Bull RB19, capace di vincere tutti i gran premi tranne uno e di ripetere la leggendaria marcia di un’altra protagonista, targata McLaren. Infatti, grazie alla MP4/4, Ayrton Senna e Alain Prost lasciarono agli altri solo le briciole nel 1988, trionfando con un margine per allora inusitato e annichilendo la concorrenza. La paternità di quella vettura è stata a lungo discussa, contesa, contestata, tra due dei più grandi progettisti dell’epoca, Steve Nichols e Gordon Murray.
Dopo essersi trovati in McLaren in quella grandiosa stagione, ed essersi negli anni affrontati burrascosamente a colpi di diffide e dichiarazioni, entrambi, quasi contemporaneamente, presentano in questo periodo le loro ultime creature pensate per vivere (ed emozionare) fuori dalle competizioni. Vetture molto diverse, come caratteristiche e prezzo, ma in cui entrambi hanno voluto infondere lo spirito di quel tempo, delle ricerche, delle motivazioni e dei successi. Un sudafricano, Murray, e un americano, Nichols, che interpretano un’epoca storica dell’ingegneria inglese.
Entrambi oggi ultrasettantenni, continuano a voler lasciare il loro marchio.

Murray è un genio assoluto, capace di intuizioni e invenzioni uniche, a partire dal ventilatore che montò sulla Brabham BT46 nel 1978, e che venne subito vietato dopo la vittoria diAnderstorp. Pur avendo sempre sognato la Lotus, l’ingegnere sudafricano aveva trovato la via del successo in Brabham, anche grazie al supporto di Bernie Ecclestone.
A lui si devono altre creazioni famose. La “freccia” che fece vincere a Nelson Piquet il titolo 1981, e la “sogliola”, molto meno fortunata, su cui perì Elio De Angelis nel 1986.
Ma, finita la carriera nel motorsport, Murray fu anche il creatore della McLaren F1, una delle sportive stradali più grandi di sempre, capace anche di vincere, in versione simile a quella in commercio, la classifica assoluta di Le Mans.
Poi, nel 2017, la nascita di Gordon Murray Automotive e il debutto di due nuove vetture. Prima la T.50, erede spirituale della McLaren F1, che condensava anni di geniali idee (compreso il ventolone posteriore) e ora la T.33, una supersportiva, forse più “civilizzata”, ma sicuramente sempre allo stato dell’arte.

Arrivato dall’aeronautica e cresciuto sportivamente in McLaren, Nichols è un progettista preciso, raffinato, capace di applicare un concetto fino alle estreme conseguenze. Ma non è esattamente un fan della tecnologia fine a sé stessa.
Dopo il periodo in Formula 1, Nichols si è dedicato alle gare con vetture storiche, correndo con le Formula Ford e con la sua fidata Datsun 260SX.                      La Nichols N1a che ci presenta ora unisce queste due anime, quella dell’engineering di precisione e quella del fascino della storia. Bassa, più bassa possibile, come la MP4/4, è ispirata alle Can-Am storiche e a una in particolare: la McLaren M1a, prima vettura sportiva realizzata autonomamente dal marchio del pilota/costruttore neozelandese Bruce McLaren e protagonista delle gare durante i mitici anni sessanta.

Da una parte, Murray con una scultura tecnica e aerodinamica, dall’altra Nichols con una vettura dalle forme “retro”, muscolosa, con roll bar tubolare e tromboncini di aspirazione a vista.

Per la coupé di Murray, un motore Cosworth a dodici cilindri da 615 cavalli, un capolavoro ingegneristico, montato su un telaio monoscocca in carbonio con tecnologie all’avanguardia. La spider di Nichols invece è spinta da un 7.000 di origine Chevrolet, V8 da 650 cavalli, realizzato da Richard Langford, uno dei creatori dell’immortale Cosworth DFV, usato dagli anni sessanta fino ai novanta, dalla Formula 1, ai prototipi, alla Formula 3000. Il telaio è in alluminio rinforzato con carbonio e curato da Bob Mustard, storico collaboratore di Aston Martin, Jaguar e Lotus.

Leggendo queste ultime righe, si può capire come, anche dal punto di vista della filosofia di squadra, i due progetti si presentino declinati diversamente.                                                                                                                                    Da una parte, un nome che si ripete in tutti i campi, quello per l’appunto del genio indiscusso. Dall’altra, molti nomi celebri, eroi del motorsport passato e in parte presente, che si affiancano a quello del leader.
Come Graziano, prima Graziano Trasmissioni e oggi Dana Graziano, azienda di Rivoli. Oppure Richard Hurdwell, ex Lotus F1, per le sospensioni, oltre a Mustard, Langford e David Wood. Insomma, da una parte, un trionfo di Murray. Dall’altra, un gruppo che trasuda storia.

Come quelle tra i due personaggi, le similitudini tra le vetture sono importanti, ma sono poche. Si toccano e si intersecano seguendo strade diverse. Dopotutto, la GMA T33, tecnicamente perfetta sotto tutti i punti di vista, costa intorno ai due milioni di euro. La Nichols, affascinante e potente, ma meno all’avanguardia, intorno ai 500.000, ovvero un quarto dell’altra.
Entrambe, verranno prodotte in 100 esemplari e c’è da scommettere che i più facoltosi e appassionati collezionisti faranno (comprensibilmente) a gara per portarsele a casa tutte e due!

L’innovativa T.50, la prima creatura di Gordon Murray Automotive, è stata recentemente nominata “Hypercar of the Year” ai TopGear.com Awards 2023. Si tratta di uno dei riconoscimenti più ambiti dell’industria automobilistica e fornisce la prova definitiva che il professor Gordon Murray e il suo team sono riusciti nella loro missione di progettare e realizzare l’auto più pura, leggera e incentrata sul conducente presente oggi sul mercato.
La combinazione tra il motore aspirato più leggero al mondo, con i regimi più elevati e la maggiore potenza (il V12 GMA da 3,9 litri concepito da Gordon e realizzato da Cosworth) e l’aerodinamica più avanzata ed efficace mai vista su un’auto da strada, hanno innegabilmente alzato l’asticella della competizione tra le hypercar presenti oggi sul mercato.