Il Petersen Automotive Museum di Los Angeles è senza dubbio uno dei più grandi musei di auto al mondo e ha recentemente aperto una specialissima mostra (visibile fino all’aprile 2025) dedicata all’arte, alla cultura e alla storia dei lowrider.
Negli USA il termine lowrider generalmente indica una vettura le cui sospensioni rendono possibile l’estremo abbassamento dell’automobile stessa. Ma va subito aggiunto che l’originalità di queste strane automobili passa anche da una maniacale e inimitabile ricerca estetica, che porta spesso a risultati clamorosi.
Che piacciano o meno (e sovente a noi europei non piacciono) questi veicoli hanno un innegabile fascino.
L’esposizione al Petersen Museum mette in mostra tecniche che sono diventate un segno distintivo della scena lowrider, tra cui la speciale verniciatura, l’incisione, le sospensioni che sfidano la gravità e rivestimenti interni decisamente unici e… spesso di dubbio gusto.

Le Lowrider emersero sulla scena automobilistica della California meridionale nel dopoguerra, come simboli unici di creatività e identità culturale. Mentre gli “hot roder” lanciavano la sfida della velocità i “lowrider” privilegiavano un’andatura estremamente lenta e, verso la fine degli anni ’60, le Lowrider si trasformarono in un’espressione di orgoglio culturale nelle varie comunità “Chicanos” (ovvero provenienti dal Messico) della California meridionale.
Ancora oggi Los Angeles appare il vero il centro del movimento lowriding, sia a livello nazionale che internazionale. E sebbene i chicanos/latini siano tuttora indicati come i promotori di questo movimento, gli afroamericani, gli asiatici e altri gruppi culturali partecipano oggi alla scena lowriding contribuendo tutti con importanti innovazioni.
Oggi comunità lowrider possono essere trovate in tutti gli Stati Uniti, dalla costa occidentale al sud-ovest e persino a Chicago, Kansas City e New York City. A livello internazionale, ci sono comunità di lowrider in Giappone, Brasile, Tailandia e persino in Francia.